sabato 10 agosto 2013

Al di sopra della legge

Spesso mi imbatto in discussioni politiche con interlocutori con i quali, mi rendo conto a posteriori, sarebbe stato meglio chiacchierare di sport, lifestyle od argomenti di poco conto.
Non lo dico per spirito altezzoso o perentorio, ma ogni volta, a fine discussione, vado via convinto del fatto che calmare le acque sarebbe stata la soluzione più giusta.
E invece non lo faccio mai, sia perchè mi piace discutere, sia perchè ci sono delle verità imprescindibili che è giusto rivendicare. Che senso avrebbe vivere il sociale se pur di non discutere animatamente si è disposti a darla vinta su tutto?
Non scrivo su questo blog da diversi mesi, durante i quali sono successe miriadi di cose sul piano politico ed economico ma non altrettante sul piano sociale, almeno nel Bel Paese.
I popoli del mondo reagiscono sprezzanti alle misure di austerity imposte dai governi, i quali non fanno altro che alimentare queste proteste sottraendo il proprio establishment alle ricette proposte.
In poche parole: si richiede austerità, si pratica spreco e privilegio.
Ma, sebbene le proteste sociali abbiano risonanza un pò dappertutto (ove esse si verifichino), l'Italia è un paese alquanto sui generis in cui l'attenzione dei media è continuamente rimbalzata da una questione all'altra e l'attenzione dell'opinione pubblica ne risulta fortemente influenzata.
Il problema grave, a mio avviso, è che molte poche delle questione rilevanti a livello mediatico hanno in realtà una consistenza tangibile.
Si tende a parlare dello scandalo della protesta contro il ministro, delle reazioni di Tizio, Caio e Sempronio, dell'indignazione del sottosegretario per ciò che è successo e del folle emendamento proposto da qualcuno (oscurando magari qualche buona norma proposta da qualcun altro).
Ultimamente mi hanno fatto riflettere le reazioni scaturite dalla condanna per frode fiscale di un esponente della maggioranza parlamentare che sostiene il governo.
In poche parole, il politico in questione viene condannato a 4 anni di reclusione (di cui 3 decurtati da un indulto risalente al 2006) ed interdizione dai pubblici uffici ancora da ridefinire.
La condanna viene formulata per il reato di frode fiscale, realizzatosi anni addietro per strani sotterfugi tramite società offshore. Un reato accertato, che quindi , di norma, andrebbe punito.
Come è solito accadere in Italia, si è incendiato il dibattito politico e mediatico.
Giornali, telegiornali, radio e quant altro ringraziano il cielo di poter alleggerire il carico di lavoro in questo Agosto infernale, perchè tanto un buon 40% della trasmissione è occupato dal caso in questione, che sembra più un caso di gossip che una condanna all'evasione fiscale.
D'altronde, da un paese in cui si realizzano fiction che quasi esaltano la purezza d'animo dei peggiori delinquenti, non potevamo aspettarci di meglio.
Ad ogni modo, tornando a discutere delle reazioni che hanno seguito la condanna, trovo veramente offensivo per la società civile il clima creatosi.
Ciò che più ritengo grave è che si tende a fare paragoni fra persone che hanno commesso lo stesso tipo di reato: "il nostro amico viene condannato mentre tal dei tali all'epoca dei fatti non fu condannato e quindi anche il nostro benefattore non deve essere condannato".
Il discorso potrebbe anche reggere nella sostanza dell'indignazione per una mancata condanna a seguito di un reato, ma ciò che fa rabbrividire è la richiesta generalizzata di impunità.
E' la fine della civiltà, il rigetto per il diritto.
Si chiede di non pagare per ciò che si è commesso solo perchè la giustizia ha sbagliato in qualche occasione.
In questo modo, non solo si accetta un reato gravissimo come l'evasione fiscale, ma lo si giustifica in virtù di mancate condanne passate.
Invece che inveire contro quel tipo di comportamento (la mancata giustizia) si richiede lo stesso tipo di trattamento, legalizzando l'ingiustizia e legittimando comportamenti criminali.
Quindi, da che parte stanno questi signori? Sono per la giustizia universale o per l'impunità a portata di mano?
E' vero che reati rimasti impuniti sono eventi assolutamente deprecabili, ma è anche vero che reati provati da 3 gradi di sentenza devono essere puniti.
Dunque, se si chiede a gran voce l'impunità per un uomo importante, in che direzione andrà il nostro paese se la compagine di governo sarà composta da queste persone?
L'attenzione dei media rimbalza da una argomento all'altro, ma si avvita su dinamiche perverse.
Nessun parlamentare chiederà la grazia se un normale cittadino evade le tasse o compie un reato punito dalla legge. Di contro, la scure delle legge decapiterà l'evasione fiscale con beneplacito stridente e roboante di chi, oggi, chiede l'impunità del proprio padrone.
Sarebbe bene, quindi, imparare a pretendere che la legge sia rispettata da chiunque e non cercare di essere cittadini al di sopra della legge.

martedì 13 novembre 2012

Tracce di modernità


Il mirabolante modello americano del confronto televisivo tra candidati approda anche qui in Italia. I competitors, però, non sono soltanto due, non sono di schieramenti politici contrapposti e non si stanno giocando l'elezione diretta a capo del Governo.
La posta in palio, invece, è l'elezione a candidato Premier per la coalizione di centrosinistra.
Insomma, dall'America abbiamo appreso il metodo.
Le forme e i contenuti sono tutti Italiani.
Ho seguito la disputa televisiva in streaming e l'ho seguita con attenzione perchè nonostante sia convinto che la politica si faccia nella vita di tutti i giorni e non in diretta tv, è importante analizzare anche questi fenomeni in quanto la maggioranza delle persone marginalizza la scelta politica al mezzo mediatico e se ne lascia influenzare.
Nell'ultimo decennio l'abitudine italiana al confronto televisivo aveva posto come raison d'être della dialettica politica lo scontro banale, enfatizzato, mirato a colpire l'avversario più sulle forme che sui contenuti, di cui spesso le parti sono carenti.
Si delinea quindi un quadro ambiguo: la forma che ha più importanza del contenuto.
Uno scenario tragico se si pensa che quelle persone dovranno mettere in campo capacità e professionalità per dare un contributo al Paese e legittimare con onore la delega data dai cittadini. Ma come lo si può fare se  i contenuti passano in secondo piano già quando non si governa?
Ho smesso di guardare talk show politici ormai da tempo, sia perchè avevo imparato a memoria quel fastidioso e ridondante lessico, sia perchè credo che nessuno abbia bisogno di una "politica spiegata ai cittadini" , tantomeno se fatto con saccenteria ed arroganza.
Ho smesso di guardare questi programmi perchè credo che appartengano ad una stagione che va dimenticata se si vuole affrontare con coraggio il divenire storico, ma con curiosità ho seguito il dibattito fra i cinque candidati leader del centrosinistra.
Con immensa sorpresa ho colto in questa occasione degli elementi di modernità che mai avevo visto sul piccolo schermo.
Cinque persone pacate, un conduttore e tante domande cui era difficile fuggire poichè il tempo a disposizione era poco e le risposte non potevano discostarsi dalla domanda.
Insomma, ho visto e sentito persone che finalmente parlavano di argomenti concreti e concisi, seppur farciti della migliore retorica.
Non entro nel merito dei contenuti perchè il pensiero altrui non si può processare, e di certo non sono qui ad esprimere un giudizio politico, però ho apprezzato le forme, i toni, gli sguardi.
Ho apprezzato la facilità e la serenità con cui si discuteva di coppie di fatto e di matrimoni fra persone dello stesso sesso e in quei momenti mi sono sentito vincitore, mi sono sentito in linea con l'apertura mentale che dominava il dibattito, ho sentito mediaticamente legittimata la mia idea che determinate discussioni così moderne abbiano non solo la forza necessaria per uscire dai collettivi, dalle università e da ogni dove fino a giungere in televisione, ma anche la forza per far capire alle generazioni precedenti alle nostre che il mondo è cambiato e se siamo in tanti e tutti diversi, forse siamo anche migliori. La barriera del falso perbenismo è stata rotta e quando, presentando un candidato, si dice che convive con un uomo allo stesso modo in cui si dice dell'altro che invece è sposato con una donna, senza dubbio la dialettica sociale ha raggiunto un piccolo traguardo.
Credo che ci sia un'Italia che ancora non conosciamo bene, un'Italia che vive sotto una coltre di cenere depositatasi  in anni e anni di perversione politica.
Credo che ci sia un'Italia moderna, o forse modernissima, che è stata soggiogata da politiche grette e retrive, da legittimazioni aberranti della mercificazione del tutto: del corpo, della vita, del sapere.
E' bene che in modo universale e con i toni che le appartengono, si inizi a parlare di questa Italia.
E se non se ne parla è d'uopo darle voce, insieme.
Una parte di Paese che sicuramente fa paura ai più che cercano di mantenere lo status quo, ma una parte di Paese che ha fame di riscatto, voglia di modernità e disprezzo verso i protagonisti, vinti e vincitori, di un ventennio di granitico immobilismo.