martedì 13 novembre 2012

Tracce di modernità


Il mirabolante modello americano del confronto televisivo tra candidati approda anche qui in Italia. I competitors, però, non sono soltanto due, non sono di schieramenti politici contrapposti e non si stanno giocando l'elezione diretta a capo del Governo.
La posta in palio, invece, è l'elezione a candidato Premier per la coalizione di centrosinistra.
Insomma, dall'America abbiamo appreso il metodo.
Le forme e i contenuti sono tutti Italiani.
Ho seguito la disputa televisiva in streaming e l'ho seguita con attenzione perchè nonostante sia convinto che la politica si faccia nella vita di tutti i giorni e non in diretta tv, è importante analizzare anche questi fenomeni in quanto la maggioranza delle persone marginalizza la scelta politica al mezzo mediatico e se ne lascia influenzare.
Nell'ultimo decennio l'abitudine italiana al confronto televisivo aveva posto come raison d'être della dialettica politica lo scontro banale, enfatizzato, mirato a colpire l'avversario più sulle forme che sui contenuti, di cui spesso le parti sono carenti.
Si delinea quindi un quadro ambiguo: la forma che ha più importanza del contenuto.
Uno scenario tragico se si pensa che quelle persone dovranno mettere in campo capacità e professionalità per dare un contributo al Paese e legittimare con onore la delega data dai cittadini. Ma come lo si può fare se  i contenuti passano in secondo piano già quando non si governa?
Ho smesso di guardare talk show politici ormai da tempo, sia perchè avevo imparato a memoria quel fastidioso e ridondante lessico, sia perchè credo che nessuno abbia bisogno di una "politica spiegata ai cittadini" , tantomeno se fatto con saccenteria ed arroganza.
Ho smesso di guardare questi programmi perchè credo che appartengano ad una stagione che va dimenticata se si vuole affrontare con coraggio il divenire storico, ma con curiosità ho seguito il dibattito fra i cinque candidati leader del centrosinistra.
Con immensa sorpresa ho colto in questa occasione degli elementi di modernità che mai avevo visto sul piccolo schermo.
Cinque persone pacate, un conduttore e tante domande cui era difficile fuggire poichè il tempo a disposizione era poco e le risposte non potevano discostarsi dalla domanda.
Insomma, ho visto e sentito persone che finalmente parlavano di argomenti concreti e concisi, seppur farciti della migliore retorica.
Non entro nel merito dei contenuti perchè il pensiero altrui non si può processare, e di certo non sono qui ad esprimere un giudizio politico, però ho apprezzato le forme, i toni, gli sguardi.
Ho apprezzato la facilità e la serenità con cui si discuteva di coppie di fatto e di matrimoni fra persone dello stesso sesso e in quei momenti mi sono sentito vincitore, mi sono sentito in linea con l'apertura mentale che dominava il dibattito, ho sentito mediaticamente legittimata la mia idea che determinate discussioni così moderne abbiano non solo la forza necessaria per uscire dai collettivi, dalle università e da ogni dove fino a giungere in televisione, ma anche la forza per far capire alle generazioni precedenti alle nostre che il mondo è cambiato e se siamo in tanti e tutti diversi, forse siamo anche migliori. La barriera del falso perbenismo è stata rotta e quando, presentando un candidato, si dice che convive con un uomo allo stesso modo in cui si dice dell'altro che invece è sposato con una donna, senza dubbio la dialettica sociale ha raggiunto un piccolo traguardo.
Credo che ci sia un'Italia che ancora non conosciamo bene, un'Italia che vive sotto una coltre di cenere depositatasi  in anni e anni di perversione politica.
Credo che ci sia un'Italia moderna, o forse modernissima, che è stata soggiogata da politiche grette e retrive, da legittimazioni aberranti della mercificazione del tutto: del corpo, della vita, del sapere.
E' bene che in modo universale e con i toni che le appartengono, si inizi a parlare di questa Italia.
E se non se ne parla è d'uopo darle voce, insieme.
Una parte di Paese che sicuramente fa paura ai più che cercano di mantenere lo status quo, ma una parte di Paese che ha fame di riscatto, voglia di modernità e disprezzo verso i protagonisti, vinti e vincitori, di un ventennio di granitico immobilismo.